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sezione paletnologica

 

SEZIONE PALETNOLOGICA
Si prosegue con le due sale della Sezione Paletnologica , dove sono esposti i calchi di crani degli ominidi fondamentali che illustrano didatticamente l’evoluzione umana e reperti originali provenienti dalla Sardegna, dalla Puglia e dal deserto del Sahara: si tratta in prevalenza di utensili in selce come bifacciali, asce, bulini, grattatoi, raschiatoi e cuspidi di freccia. Nella collezione anche una ciotola a breve piede assegnabile al V sec. a.C.
PLIOCENE da 6.000.000 a 1.850.000 anni fa circa
PLEISTOCENE Inferiore da 1.850.000 a 690.000 anni fa circa
PLEISTOCENE Medio da 690.000 a 120.000 anni fa circa
PLEISTOCENE Superiore da 120.000 a 11.800 anni fa circa
OLOCENE da 11.800 anni fa circa
 
Calco di cranio di Australopithecus aethiopicus, Periodo Pleistocene inferiore, proveniente dal Lago Turkana, Kenia. Chiamato “Black Skull” (cranio nero), presenta alcune caratteristiche sia dell’Australopithecus boisei, sia di quello afarensis. L’ipotesi più recente è che si tratti di Australopithecus aethiopicus, posteriore all’afarensis e dal quale sarebbe derivato il boisei.

Calco di cranio di con mascella inferiore ed il calco interno del cervello di Australopithecus africanus, Pleistocene inferiore, circa 1.000.000 di anni fa proveniente da Taung, Bechuanoland, Sud Africa.
Tale ritrovamento fu chiamato “Bambino di Taung” dal suo scopritore Raymond Dart, che lo attribuì ad un bambino di sei anni. Curiosità: prima di essere riconosciuto come resto di “ominide”, veniva usato come ferma carte.

 

Ciotola a breve piede, V sec. a.C., da Trezzo sull’Adda (BG). Ciotole  siffatte fanno parte di corredi funerari, cioè dell’insieme di vasi che accompagnavano il morto,
in genere cremato, nel rito della sepoltura. L’uso è tipico della cultura di Golasecca,
fiorita nell’Età del Ferro all’inizio del IX sec. a.C., che viene distinta in molte fasi successive fino al IV sec. a.C.

 

Completa l’esposizione la riproduzione della spada antropoide e foto di altri reperti
rinvenuti a Malnate.
 

Dall’articolo dello studioso Pompeo Castelfranco del 1890: “durante l’inverno1889-1890, in un appezzamento di terra detto Rogoredo, presso Malnate, nell’eseguire lavori campestri, i contadini rinvennero, sotto un masso erratico rizzato a guisa di rozza stele, una spada di ferro con impugnatura in bronzo… il mio scavo mi fruttò cinque vasi di terra cotta, tre frammenti di un braccialetto di vetro azzurro del diametro esterno di mm. 88 e interno di 70 e due frammenti di fibula di ferro La Tène I, che andarono smarriti. La prima tomba contenente la spada era una tomba di guerriero, la seconda una tomba di donna, tutte due a incinerazione. Delle ossa combuste non rinvenni che minutissime tracce”. All’epoca del rinvenimento la sua lunghezza era di cm 42 con l’impugnatura, che rappresenta una figura umana con il corpo formato da tre rigonfiamenti da cui partono le antenne superiori che costituiscono le braccia. Fra di esse vi è un pomello centrale che rappresenta la testa con tratti somatici ben delineati: volto allungato, occhi a mandorla, leggermente obliqui verso il basso, con capelli lunghi ed ondulati raccolti dietro il capo imberbe ma comunque maschile.
Le appendici inferiori sono simili a quelle superiori ma terminanti in modo più tondeggiante. Dai confronti con altri reperti si desume che la spada sia stata importata dalla svizzera interna ove vi era uno dei maggiori centri di produzione di tali oggetti. I materiali risalirebbero al III- II sec. a.C.

 

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